Mio figlio a scuola….ha un corpo (1)

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Quando entri nelle aule scolastiche ti trovi di fronte a scenari bellici!

I banchi assumono diverse conformazioni:

– quadrato romano (castrum)
– ferro di cavallo
– quadranti sparsi

Gira e rigira però c’è sempre quella cattedra imperante, che sta lì davanti, anche se c’è una LIM, sta lì a prendere posizione e a difendersi… ma da cosa?
Naturalmente si difende dai bambini, dai ragazzi, che strabordano da queste postazioni fisse e, visto che hanno un corpo, quello che si vede alla prima ora non assomiglia più a quello che si vede alla terza ora, e lo scenario è proprio quello di un’avanzata (o di una ritirata) confusa e sparpagliata di un esercito allo sbando che prova conquistarsi centimetri di spazio verso la cattedra, o lontanissimo da essa, scompaginando le postazioni di partenza.

Insomma, le classi con i banchi così continuano il loro imperituro mestiere di “contenere” e controllare, invece che agevolare l’apprendimento e l’interazione.

Già, perchè per apprendere bisogna interagire, avere a che fare con delle persone… che hanno un corpo, appunto, che ha bisogno di uno spazio di lavoro che cambia quando cambia lavoro.

Come è possibile che a scuola ci sono almeno cinque lavori differenti di apprendimento al giorno (le materie) e il massimo di cambiamento apportato con il corpo è “spostarlo” ad un altro banco?

Continua…

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