Intervista a Silvia (Interno 105): la scuola a Londra

Da quando Gugo e Lollo hanno iniziato a frequentare la scuola primaria, io e Federica abbiamo iniziato a interessarci sempre più ai temi relativi alla scuola e alle differenze tra il sistema scolastico italiano e quelli stranieri. 
Ho pensato quindi di provare a raggiungere i vari genitori expat che conosco (blogger e non) che hanno figli che frequentano la scuola in paesi stranieri, per capire come si rapportano alla scuola sia loro sia i loro figli e come vedono la scuola italiana.

La prima intervista è dedicata a Silvia di Interno 105 che, con suo marito e la figlia Sara, da poco più di un anno si è trasferita in quel di Londra. Per la sua piccola l’inserimento scolastico non è stato semplicissimo, dato che in Italia aveva appena concluso la prima elementare, ma dopo un anno sembra proprio che le cose stiano migliorando. Ecco cosa ci ha raccontato Silvia:

– Da quanto tempo vivi all’estero? Tua figlia frequentava già la scuola prima del trasferimento, oppure ha iniziato il ciclo scolastico nel paese in cui vivete ora?
Vivo in Inghilterra da poco più di un anno. Ci siamo trasferiti a Londra ad agosto del 2012, quindi giusto poco prima dell’inizio delle scuole qui. Mia figlia, che oggi ha otto anni, aveva da poco terminato la prima classe della scuola primaria in Italia. Quindi aveva già acquisito una conoscenza diciamo base del metodo di studio italiano.

– Come ha vissuto il cambiamento?
All’inizio non è stato molto facile. Nel senso che lei aveva una conoscenza abbastanza basica dell’inglese. Inoltre la scuola primaria qui inizia un anno prima e, quindi, lei si è ritrovata, di fatto, a saltare un anno, passando dalla Prima elementare italiana all’Year 3 inglese.
Il suo tallone di Achille sono le tabelline (che non aveva mai affrontato in Italia, mentre qui sono la base di tutto il programma di Maths). In più i bambini qui leggono molto, tanto.
E credo che quello sia stato veramente d’aiuto.
Dicevo che non è stato facile, soprattutto per i primi tre mesi. La sua teacher, quindi, ci ha consigliato di parlare in inglese anche a casa per poterla aiutare in modo ottimale.
Alla fine, dopo tanta pazienza e tanti esercizi supplementari, un giorno me la sono ritrovata che leggeva spedita, interpretando anche i personaggi della storia!

– Che approccio usate per mantenere l’uso della lingua italiana?
Abbiamo la regola che a casa si parla italiano sempre. Nell’ultimo periodo mia figlia ha una preferenza per l’inglese, ma sto cercando comunque di obbligarla a parlare in italiano almeno a casa. Le compro spesso libri in italiano. Abbiamo i suoi vecchi dvd che le faccio guardare in italiano.
E poi si va di Skype coi nonni. Certo, a volte le esce fuori uno strano accento che la fa sembrare la figlia di Heather Parisi… ma ci stiamo lavorando! (E fa strano pensare che, fino a un anno e mezzo fa, invece, era un’accanita fan del dialetto romanesco…).

– Come ti sei orientata nella ricerca di una scuola per tua figlia?
Quando abbiamo deciso di trasferirci a Londra la mia prima preoccupazione è stata, appunto, la scelta della scuola. Perché in ogni forum che ho frequentato sottolineavano la necessità di trovarne una che avesse un giudizio Ofsted (l’organo che si occupa di ispezionare e dare i voti alle varie scuole) almeno Good. E così, ogni agenzia immobiliare che ho contattato sapeva che doveva trovarmi una casa in affitto vicino una Good/Outstanding School. Questo perché qui le scuole buone non sono moltissime. E c’è una concorrenza spietata.
Una delle cose che ti aiuta ad essere ammessa in una buona scuola è la vicinanza alla stessa.
Molti inglesi arrivano ad affittare un appartamento per un paio di mesi nella catchment area della tal scuola pur di assicurarsi un posto per i figli. Io ho fatto così.
Dopo aver studiato tutti i report Ofsted ho scelto una zona di Londra che mi sembrava più ricca di scuole adatte e ho trovato casa lì per due mesi.
Ho fatto la domanda e il resto è storia.

– Quali sono state le principali difficoltà (se ce ne sono state) che hai incontrato?
Nella scelta della scuola? In realtà il non sapere esattamente se, nonostante quel Good la scuola valesse sul serio. Per il resto devo dire che siamo stati abbastanza fortunati e difficoltà non ce ne sono state (a parte, appunto, i primi mesi di inserimento).

– Come si svolgono i colloqui e tra genitori e insegnanti nel paese in cui vivi?
C’è un pomeriggio alla fine di ogni term (qui la scuola è divisa in trimestri) dove si può parlare con il maestro principale della classe. Si prende appuntamento e si discute. Ovviamente si possono prendere anche appuntamenti con i maestri in altri momenti dell’anno. Quell’incontro serve più che altro ad informare sui progressi dei propri figli e, magari a capire come aiutarli meglio se non stanno andando proprio nella giusta direzione.

– Quali sono le principali differenze tra il sistema scolastico del paese in cui vivi e il sistema scolastico italiano?
Differenze? Non è facile. Una cosa che mi ha colpito molto è il constatare quanto la Preside qui sia presente a scuola.
La trovi all’entrata tutte le mattine e tutti i pomeriggi, pronta a salutare i bambini (chiamandoli tutti per nome, e parliamo di una scuola che conta più di 400 alunni). Si fa il giro delle classi due volte al giorno. Si ferma spesso a parlare con i genitori. Ecco. Non so nelle altre scuole italiane. Ma in quelle che ho frequentato io il Preside era, come dire, un’entità astratta. C’è ma non si vede. Mai!
Mi piace anche il fatto che ci sia un’attenzione maggiore per lo sport e per le arti creative.
Dall’Year 5 si iniziano a fare competizioni di nuoto. Si organizzano musical come compiti di musica. Ci sono le sfide di poesia e di disegno.
Molti mi dicono che i programmi delle scuole italiane sono migliori e probabilmente è vero. Ma vorrei spezzare una lancia anche in favore della scuola inglese.
Che, vista con i miei occhi non è niente male.

– Sei soddisfatta della scuola frequentata da tua figlia? Perché?
La scuola che frequenta mia figlia mi piace molto. Dicevo che siamo stati fortunati e spiego il perché.
La scuola è buona, ma ha un management Outstanding. Che stringendo vuol dire: la Preside è una persona assai in gamba. Quando ho visitato la scuola lei mi ha fatto subito un’ottima impressione. E’ una persona alla mano, sempre sorridente, ma sa farsi rispettare. La testa di questa scuola funziona benissimo. Facile, quindi che anche il corpo la segua a ruota.
E poi ci sono moltissime attività extra-scolastiche interessanti.
Il rapporto con gli insegnanti lo vedo differente rispetto alla mia esperienza italiana. Sono contenta di aver scelto questa scuola!

– Prova a dare tre consigli su come migliorare il sistema scolastico italiano.
Fosse facile…
A me sembra che, più che un problema di programmi, ci sia una carenza nelle strutture.
Ricordo la scuola di mia figlia in Italia: cadeva a pezzi, pioveva nei corridoi, i bagni inagibili… ma avevano ben 3 lavagne multimediali.
Secondo me servirebbe anche aumentare le ore di lingua straniera ed educazione fisica.
E beh, non è proprio un consiglio per migliorare il sistema scolastico ma…
Ricordo in prima elementare, se mia figlia non riusciva a capire in classe qualcosa di matematica, la maestra mi aspettava fuori, con l’espressione seria, dicendomi che mia figlia aveva un problema. E lei era terrorizzata da questa maestra.
Qui i maestri sorridono sempre. Sia chiaro, se devono punire lo fanno. Ma poi quando ti parlano, anche nel caso in cui il bambino non vada bene come gli altri, sono più per sottolinearne gli aspetti positivi piuttosto che farlo sentire in colpa se non ha capito qualcosa.
Il rapporto tra la scuola (maestri e preside) e i genitori è una delle cose che mi piace di più qui.
Non sarebbe male esportarlo in Italia.

– Infine una domanda più pratica: potresti schematizzare brevemente l’organizzazione scolastica del paese in cui vi trovate?
Indicherei: orario scolastico – mensa/non mensa – trasporti – dressing code – attività extra scolastiche facoltative/obbligatorie – vacanze scolastiche e altre occasioni in cui manca il servizio scolastico (ci sono servizi sostitutivi a pagamento?)

Orario Scolastico 8:55 – 15:30
Mensa – nel nostro Borough, che è quello di Southwark la mensa per la scuola primaria è gratuita.
Trasporti – ci sono i bus scolastici ma non li utilizziamo. Si va a scuola con i mezzi pubblici.
Dressing Code – I bambini devono indossare una Uniform per andare a scuola (nel nostro caso per le bambine gonna o pantaloni o vestito grigio, camicia bianca, giacchetto o maglioncino verde con il logo della scuola, scarpe nere o grigie).
Attività Extra Scolastiche – Sono facoltative ma i bambini possono scegliere tra lezioni di musica (piano, chitarra, basso, tromba, percussioni), Drama, Gym, Basket, Arti Marziali, Ballet. E la scuola ha anche un Coro che prova una volta a settimana fuori dall’orario scolastico e a differenza delle altre attività è gratuito ma per entrare a farne parte è necessario fare un provino col maestro di musica.
Vacanze Scolastiche – qui sono divise in modo diverso rispetto all’Italia. Durante i break si organizzano molte attività a pagamento, anche all’interno delle scuole (di solito sono attività creative come i workshop di recitazione / musical) e, quindi, i genitori hanno comunque la possibilità di organizzarsi e non avere problemi a lavoro.
Esiste anche il Breakfast Club, per chi ha necessità di lasciare i figli a scuola prima (dalle 7 del mattino) e l’After School Care, per chi esce da lavoro più tardi (fino alle 18.30).

Che dire se non un grazie a Silvia per averci offerto questo prezioso contributo. E voi cosa ne pensate? Dopo aver letto il suo racconto che cosa importereste in Italia della scuola inglese? Io di sicuro l’attenzione allo sport e un Dirigente Scolastico fisicamente presente e davvero interessato al funzionamento del suo istituto scolastico!!

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