Intervista ad Alessandra (Una famiglia expat in Canada): la scuola a Montreal

Siamo arrivati a una nuova tappa nel nostro viaggio alla scoperta delle scuole all’estero.
Questo mese ne parliamo con Alessandra, del blog Una Famiglia Expat in Canada, che da luglio 2012 vive con la sua famiglia in Canada, per la precisione a Montreal.

Alessandra, che la prossima estate farà ritorno in Italia, ha voluto condividere con noi e con voi la sua esperienza con il pre-kindergarten, frequentato da Andrea, il più grande, e con la garderie, frequentata dai gemelli Emma ed Enrico.

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– Da quanto tempo vivi all’estero? I tuoi figli frequentavano già la scuola prima del trasferimento, oppure hanno iniziato il ciclo scolastico nel paese in cui vivi ora?
Viviamo in Canada, a Montreal (Quebec), da luglio 2012. Mio marito ha avuto un’occasione professionale che prevedeva la sua presenza qui per due anni. Il nostro rientro in Italia è previsto per la prossima estate. I miei figli, che all’epoca del trasferimento avevano 2 anni (Emma ed Enrico, i due gemelli) e 4 anni (Andrea) in Italia frequentavano l’asilo nido (comunale) ed il primo anno di scuola dell’infanzia (statale).

– Se avevano già iniziato la scuola, come hanno vissuto il cambiamento?
Il cambiamento è stato vissuto molto serenamente da tutti e tre. I miei figli non conoscevano né l’inglese, né il francese, ma fortunatamente (e a nostra insaputa nel caso del figlio più grande) in entrambe le strutture erano presenti persone che conoscevano un po’ l’italiano e questo ha sicuramente facilitato molto il loro inserimento e il loro integrarsi gradualmente in un ambiente che parlava contemporaneamente due nuove lingue.
Qui a Montreal abbiamo iscritto Emma ed Enrico a una garderie (una sorta di nido e scuola dell’infanzia integrati) e Andrea a un pre-kindergarten all’interno di una Elementary School della commissione scolastica di lingua inglese (con programma bilingue).

– Che approccio usate per mantenere l’uso della lingua italiana?
In casa continuiamo a parlar loro in italiano e a correggere gli eventuali errori. Cartoni e letture sono sia in italiano che in inglese o francese. Capita che chiediamo loro cose in inglese e francese, ma più che altro per cercare di avere un ritorno sul grado di confidenza che hanno o meno ora con la lingua. Siamo italiani e stiamo vivendo un’esperienza arricchente all’estero, ma siamo destinati a rientrare in Italia e a frequentare nuovamente scuole in italiano. E’, quindi, importante per noi mantenere questo legame con il paese di origine e la lingua è un’ottima strumento.

– Come ti sei orientata nella ricerca di una scuola per i tuoi figli?
Non conoscevo assolutamente nulla del Canada prima di venirci a vivere, quindi ho cercato di capirne il più possibile attraverso la rete. Non esistevano blog di famiglie italiane a Montreal che si occupassero di questo tema e non avevo contatti con nessuno qui all’epoca che potesse spiegarmi nel dettaglio come funzionavano le cose, ma mi avevano detto che la scuola pubblica era generalmente valida. I pochi contatti che avevo ci sono stati utili per altre informazioni. Ho trovato i riferimenti delle due commission scolaire qui a Montreal e scritto loro cercando di capire l’organizzazione generale del sistema scolastico. Successivamente abbiamo organizzato un viaggio di una settimana ad aprile 2012 in cui tra le tante cose abbiamo girato per le scuole, prendendo contatto e cercando di raccogliere informazioni. Il nostro obiettivo era quello di arrivare il più possibile preparati per quando saremmo arrivati con i bambini. Questo viaggio esplorativo ha sicuramente aiutato moltissimo perché siamo riusciti ad anticipare le iscrizioni e a introdurre, poi, l’argomento scuola ai nostri figli con una certa serenità e con qualche elemento di certezza.

– Quali sono state le principali difficoltà (se ce ne sono state) che hai incontrato?
Le difficoltà sono quelle di comprendere ed entrare in un sistema che è lontano da quello a cui siamo abituati, e in una lingua e con abitudini e tradizioni diverse dalle nostre e con cui dover prendere confidenza. Perché non sempre è questione di semplice traduzione da una lingua a un’altra, ci sono espressioni che per noi non hanno senso o che implicano cose che si dà per scontato che si sappiano. E’ vero che sono disagi spesso facilmente superabili e, in generale, che si possono vivere anche rimanendo in Italia e passando dalla scuola dell’infanzia a quella primaria, ma il fattore culturale e quello linguistico, secondo me, aumentano la sensazione di disagio in questo genere di situazioni. O almeno è stato così per me.

– Come si svolgono i colloqui e tra genitori e insegnanti nel paese in cui vivi?
Nell’Elementary School di mio figlio esistono progress report e report con i voti fin dai 4 anni (per i bambini inseriti nel pre-kindergarten). C’è una riunione di presentazione a inizio anno e un colloquio al primo report (ce ne sono in totale tre). Poi durante l’anno c’è la disponibilità a incontrare i genitori, ma solo per le situazioni di difficoltà è previsto un secondo colloquio. Al momento non saprei dire se è prevista, e in quale modalità, la presenza anche dei ragazzi ai colloqui con gli insegnanti. Nel nostro caso, non essendoci motivi di difficoltà e vista l’età del bambino, Andrea non è mai stato presente, ma nei pomeriggi dedicati ai colloqui ho visto spesso diversi ragazzi a scuola.
Nella garderie dei più piccoli invece non sono previsti incontri né di presentazione, né per colloqui con i genitori. Questo mi ha messo un po’ in difficoltà essendo abituata diversamente in Italia e avendo bisogno di capire all’inizio come funzionavano le cose nella scuola e poi, durante l’anno, come le educatrici vedevano i miei bimbi a scuola.

– Quali sono le principali differenze tra il sistema scolastico del paese in cui vivi e il sistema scolastico italiano?
L’organizzazione è sicuramente molto diversa. Alle elementari, per esempio, le insegnanti variano di anno in anno e quindi ogni insegnante si focalizza su un livello e lavora e si specializza su bambini della stessa fascia di età per diversi anni. Mi sembra mancare però l’attenzione ai progetti formativi ed educativi trasversali. Esistono alcuni progetti forti a livello di istituto nelle Elementary School (contro il bullismo, per esempio), ma non sono riuscita a cogliere la presenza di questo tipo di attenzioni a cui invece ero abituata nella scuola italiana.

– Sei soddisfatta della scuola frequentata dai tuoi bambini? Perché?
Sono molto soddisfatta della scuola in cui è inserito Andrea. Ora che la frequento spesso dando una mano nel comitato di genitori che si occupa di collaborare per molte attività extra, è più facile esprimere un giudizio. Già l’esistenza di questo comitato mi sembra una bellissima occasione per le famiglie per entrare nell’istituto e condividere alcune esperienze con i propri figli anche all’interno dell’ambito scolastico.
In generale, poi, venivamo da esperienze in scuole pubbliche italiane molto positive e il confronto non è stato semplice. Spesso rimpiangiamo alcune sensibilità che sentiamo più vicine alla nostra cultura, ma la serenità con cui affrontano la scuola mette a tacere le preoccupazioni. Gli ambienti sono accoglienti, le educatrici e le insegnanti e anche le direttrici sempre molto disponibili e attente. Difficile trovare di che lamentarsi da questo punto di vista.

– Prova a dare tre consigli su come migliorare il sistema scolastico italiano.
Me ne viene uno piuttosto generale ed è quello di lavorare sulla flessibilità del sistema con un’attenzione all’andare incontro alle esigenze dei genitori. Nell’organizzazione degli orari, delle giornate di formazione insegnanti, del servizio dei pasti, della durata delle vacanze, sono solo alcuni elementi che mi vengono in mente. Queste sono le cose che credo rimpiangerò facilmente una volta rientrati in Italia. Un esempio: le riunioni per i genitori e i colloqui sono fatti in orari serali e le insegnanti ripetono la stessa riunione nell’arco di un’ora per permettere a chi ha più figli nella stessa scuola di partecipare a più riunioni.

– Infine una domanda più pratica: potresti schematizzare brevemente l’organizzazione scolastica del paese in cui vi trovate?

Elementary School (English school board)
Orario: – 7:40 / 14:05. Servizio di entrata anticipato dalle 7:00. Daycare pomeridiano fino alle 18.00 (a pagamento, 7$ al giorno) con un modulo a scelta per 3 o 5 rientri a settimana (nel caso dei 3 pomeriggi si possono scegliere i giorni).
Mensa: servizio di catering o lunch box da casa (facoltativo, ogni mese arriva il menù e si può ordinare per ogni giorno se si vuole usufruire o meno del servizio).
Trasporti: school bus gratuito per i bambini dal Grade1 residenti ad almeno 1,4 km dalla scuola (ad almeno 600 m per i bambini di Pre-kindergarten e Kindergarten).
Vacanze scolastiche: due settimane a Natale, una settimana a marzo (spring break), due mesi in estate (luglio, agosto).
Pedagogical Day: giornate di formazione insegnanti, ce ne sono circa una ventina durante l’anno e sono generalmente coperte da un servizio sostitutivo a pagamento (7$ al giorno, più eventuali spese se fanno attività extra)
Dressing code: non hanno uniforme, ma un dressing code (pantaloni/gonna blu, maglietta bianca)
Gli anni per accedere ai livelli scolastici sono calcolati non in base all’anno solare (diverso dall’Italia, quindi, in cui generalmente tutti i bambini sono nati nello stesso anno), il bambino deve aver compiuto l’età minima richiesta prima del 30 settembre.

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