Intervista a Teresa: la scuola in Belgio

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Eccoci arrivati a una nuova tappa del nostro viaggio alla scoperta delle scuole nel mondo. Oggi parliamo di scuola primaria in Belgio con Teresa.

Teresa è originaria di Genova, ma in passato ha vissuto in Spagna – dove è nata la sua secondogenita – e da poco più di due anni vive in Belgio e ha due figlie Caterina, di 10 anni e Victoria di 8 anni che frequentano l’equivalente della nostra primaria.

Ecco cosa ci ha raccontato.

– Da quanto tempo vivi in Belgio? Le tue figlie frequentavano già la scuola prima del trasferimento, oppure hanno iniziato il ciclo scolastico dove vivete ora?
Vivo in Belgio da 2 anni, prima ho vissuto in Spagna e le mie figlie sono cresciute lì (la seconda ci é anche nata), perciò hanno cominciato a frequentare la scuola in Spagna e quando ci siamo trasferiti in Belgio la più grande era in terza elementare e la piccola all’ultimo anno di asilo.

– Come hanno vissuto il cambiamento?
In Belgio stanno frequentando la scuola europea che ha sezioni linguistiche diverse a seconda della lingua materna, loro sono nella sezione spagnola, perciò il cambiamento è stato leggero. Certo, gli orari e l’ambiente sono diversi, ma i programmi sono analoghi a quelli spagnoli e abbiamo evitato la barriera linguistica, il che ci ha facilitato moltissimo le cose.

– Che approccio usate per mantenere l’uso della lingua materna (italiano/spagnolo)?
Continuo a usare l’approccio che adottavo in Spagna, cioè io parlo e pretendo che mi parlino solo in italiano, anche se capita che ci siano contaminazioni tra italiano e spagnolo e viceversa: tanto per intenderci a casa nostra i paraorecchie sono le orecchiere.
Per quanto riguarda lo spagnolo, lo mantengono grazie alla scuola e alla tv via satellite.

– Come ti sei orientata nella ricerca di una scuola?
Quando vivevamo in Spagna ho privilegiato una scuola in cui l’insegnamento dell’inglese fosse prioritario, per me le lingue sono fondamentali, anche se non si tratta della lingua materna. Quando ci siamo trasferiti in Belgio abbiamo scelto la sezione spagnola per rendere il cambio di città il meno traumatico possibile. Infatti l’inserimento in una classe in cui si parlava la loro lingua dominante le ha aiutate ad affrontare meglio il cambiamento.

– Quali sono state le principali difficoltà (se ce ne sono state) che hai incontrato?
Grazie alla scelta della scuola europea, francamente nessuna difficoltà… per fortuna!

– Come si svolgono i colloqui tra genitori e insegnanti nella vostra scuola?
Sia qui che in Spagna i colloqui avvengono almeno una volta all’anno, la prima appunto obbligatoria, le altre in caso ce ne sia bisogno. Durante i colloqui l’insegnante spiega ai genitori quanto fatto in classe, parla del rendimento dell’alunno, dei suoi voti, e commenta il suo comportamento.

– Quali sono le principali differenze tra il sistema scolastico del paese in cui vivi e il sistema scolastico italiano?
Sia in Belgio che in Spagna la scuola dura 12 anni invece che 13, e le elementari durano per 6 anni invece che 5. In Spagna è suddiviso in 6 anni di elementari – 4 di medie (fin qui l’educazione obbligatoria) e poi 2 di scuole superiori o formazione professionale.
Il sistema belga adottato dalla scuola delle mie figlie è misto, nel senso che alle elementari seguono le medie-superiori che danno poi accesso a un diploma di educazione secondaria, ma non vi è una vera e propria divisione tra medie e superiori, almeno non che io sappia.

– Sei soddisfatta della scuola frequentata dalle tue figlie? 
Sì, sono soddisfatta: gli insegnanti sono motivati e in gamba, il programma è quasi identico a quello spagnolo e l’ambiente è buono, entrambe le mie figlie sono in classi “normali”, bei gruppi uniti senza conflitti.

– Prova a dare un consiglio su come migliorare il sistema scolastico italiano.
Per quanto riguarda la scuola italiana gli unici consigli che mi sento di passare è di dare maggiore importanza alle lingue straniere e di incrementare la possibilità di scegliere il tempo pieno.

– Infine una domanda più pratica: potresti schematizzare brevemente l’organizzazione scolastica del paese in cui vi trovate?
Orario: 8.10-15.45 Comprende due intervalli di 15 minuti (uno alle 9.45 e l’altro alle 14.00) e uno lungo in pausa pranzo (pranzo dalle 11.30 alle 12 e poi intervallo fino alle 13.15).
Mensa. Hanno la mensa in cui vengono serviti piatti cucinati in loco ma c’è anche la possibilità di portare il pranzo da casa e riscaldarlo.
Attività extra-scolastiche. Durante l’intervallo lungo possono fare attività extrascolastiche di vario genere. Mia figlia maggiore ad esempio fa teatro e ginnastica, mentre la piccola fa disegno e bricolage. Poi ci sono altre attività, judo, danza, musica, etc. Non sono obbligatorie e possono farne più di una.
Ci sono, poi, attività che iniziano dopo la scuola. Le mie figlie, ad esempio, frequentano un corso di nuoto.
Trasporti. A scuola vanno con lo scuolabus, che le porta anche al doposcuola.
Doposcuola. Il doposcuola è disponibile per tutti i bambini fino ai 12 anni, che possono giocare o fare i compiti. I bambini sono suddivisi in piccoli gruppi (in base all’età) e sono seguiti da un un adulto con qualifica di educatore (non so di solito sono gli insegnanti della scuola).
Il doposcuola è aperto fino alle 18.45
Vacanze scolastiche. Durante le vacanze scolastiche le strutture del doposcuola sono aperte e i bambini possono frequentarle pagando una quota. Nella bella stagione, poi, li portano in una struttura fuori Bruxelles, dove possono fare attività all’aperto.
Oltre al “doposcuola”, qui in Belgio, sono molte le attività che i bambini possono fare durante le vacanze, ma io preferisco questa, per comodità.
Dressing code. Non è prevista un’uniforme, tranne per l’ora di ginnastica.

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